“Fissa” è anche la protesta senza analisi critica, senza curiosità. Male degli italiani, la protesta fissa. Specie di quelli dalla mia età e anche un po’ più giù, ahimé. Che monotonia “il posto fisso”, ha detto il teknopremier. Non ha detto “garantito”, “stabile”, ha detto “fisso”.
Poi l’abbiamo presa male perché un posto di lavoro, anche senza aggettivi, oggi, è un privilegio. Ma i nostri eroi non erano Filini e Fantozzi, una volta. In America non aspettano il contratto che li porterà nella tomba e la casa di proprietà per essere padroni di loro stessi. Cambiano carriera come cambiano le esigenze, senza shock, traumi familiari, o ferite nello status.
“Che monotonia il posto fisso”. Ha ragione. Che supplizio essere conficcati in una situazione lavorativa. Per qualunque ragione. Perché non si hanno altre chances, per esempio. Perchè non le dà il mercato o perchè non si è versatili. Oppure perché non si hanno gli attributi per affrontare i cambiamenti. Perché si intasa facebook di frasi effetto sull’afferrare la propria vita ma poi non si fa un passo se non si hanno tutte le certezze che avevano i genitori.
Non di meno, è indesiderabile essere inchiodati nella disoccupazione. Essere immobilizzati da una banca, da un debito. E lì ok, toccherebbe a Mario Monti risolvere il problema.
Non di meno, è indesiderabile essere inchiodati nella disoccupazione. Essere immobilizzati da una banca, da un debito. E lì ok, toccherebbe a Mario Monti risolvere il problema.

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