E' un disagio sottile, profondo, fastidioso, come il taglio di un foglio di carta. Mi trivella il fondo della coscienza la sensazione che ci stiamo lasciando convincere a guardare le vicende dei nostri simili del mondo attraverso un cannocchiale, con un diametro minuscolo, che ci fa vedere soltanto New York perchè lì ci sono gli individui che ci piacerebbe credere di essere, che hanno quello che vorremmo avere.
Dopo l'11 settembre avevo una gran paura. Non di Osama Bin Laden. O dell'Islam. O del burqa. Ma della violenza della reazione che avrebbe potuto avere, forte del suo strapotere, il governo del popolo che ci ha liberati, comprati, poi inebetiti, e infine venduto di tutto. E non per me medesima. Ma per chi da quando è al mondo non ha visto mai sopra nè al di là di un gigantesco polveroso sanguinolento ground zero.


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