martedì 4 ottobre 2011

Prima di partire, voltati e rendi grazie

Perchè non credo che nell'America cui stai tornando di fretta sarebbe andata così.
Siamo pasticcioni, ma garantisti.
Se tu e il tuo ex fidanzato potete tornare ai vostri affetti e alle vostre occupazioni, mentre la vostra compagna di goliardia ha abbandonato il mondo terreno da un bel po', spaventata e forse tradita, è perchè noi, in Italia, oltre alla bellezza e alle arti che ti sedussero, abbiamo un giudizio penale che fa prevalere cavillosissime e precise norme, costruite in secoli di storia e filosofia del diritto, sulla emotività e i convincimenti intimi di giudici e giurie.
Più della sensazione e del ragionamento qui pesa il dubbio.
Più della dialettica qui vale l'astuzia di forzare i pertugi di norme e sentenze.
Più della precisione scientifica qui può la determinazione nel cercare l'imperizia e l'errore.
Siamo così, un paese ancora imperfetto in un mondo ancora imperfetto. Il mondo dove (tu lo sia bene) ci sono ancora il Ken e la Barbie, le disparità sociali, economiche, e i pregiudizi razziali.
Se tutti vorranno ascoltare quel che hai da dire, non è perchè sei la vittima di un errore giudiziario, ma perchè sei molto bella e congiuntamente nella tua storia risuona la parola "sex".
Tutto questo tienilo a mente, e fai tacere chi parla male di noi, perchè nonostante tutti i nostri macroproblemi e innumerevoli falle, accà nisciuno è fesso.

lunedì 12 settembre 2011

Insopportabile il mal d’Africa. Ma cos’è.

È il dolore insuperabile che si ha constatando la distanza da quel che siamo veramente. Cioè animali, natura.

È toccare la ingiustizia profonda, il male che sappiamo di fare ai nostri simili animali piante e esseri umani.

È anche il rimpianto della felicità.

È una gioia colorata di tamburi e un eco di colonialismo che fa passare la voglia di ridere.

È una malattia che è una volta e per sempre, come tutte le consapevolezze, e come la malaria.

La nostalgia di un luogo dove è difficile restare, mangiare, dormire. Di piante giganti, di animali ingombranti, abitudini crude, morbi, odore di pelle e di ogni secrezione umana, denti veri, ferite vere, calli, cielo colorato, erba miracolosa, piogge esagerate, sole che distrugge,spiriti e spiritualità, terra rossa che vive sotto i piedi.

È anche una domanda: è lì che dovrei essere, perché è giusto è quello il mio posto, è il paradiso? O è lì che vorrei essere, per cercare di espiare le colpe della nostra piccola parte di umanità grassa, è il purgatorio?


giovedì 23 giugno 2011

Rosa come il grembiulino dell’asilo

La città in cui sono nata e cresciuta ha dedicato l’ultimo fine settimana alle donne.

Urca. Ci vado.

Canti, esercizi ginnici, scuole di danza, corsi di ginnastica e offerte di benessere.
Ma anche bancarelle che invitano a spendere soldi in articoli confezionati con le manine sante da hobbyste che si sono divertite con pasta di sale, legno, carta, plastica, gomma, lana, cotone e ogni materiale trattabile.

Una visione della donna che sta tra il ventennio fascista e gli anni '50, temperata dall’educazione delle suore.

Esercizio fisico e attività manuali. E tanti giochi coi bambini e gli altri genitori.

Se con quello che impariamo all'asilo abbiamo sviluppato i talenti e possiamo passare alla prole, perché spendere tante energie nel frattempo?

Ah… ho goduto comunque della manifestazione perché sono cedevole al basso istinto dello shopping.

mercoledì 22 giugno 2011

La poesia della maturità

Forse gli esaminandi non avranno gradito, li capisco, erano trivellati dalle preoccupazioni, e del resto questa poesia parla a una età tanto lontana dai loro guizzi.

Ma oggi il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca ha dispensato bellezza.

Alleluja.

Grazie.

Eccola. Silenzio.







"A casa mia, in Egitto, dopo cena, recitato il rosario, mia madre
ci parlava di questi posti.
La mia infanzia ne fu tutta meravigliata.
La città ha un traffico timorato e fanatico.
In queste mura non ci si sta che di passaggio.
Qui la meta è partire.
Mi sono seduto al fresco sulla porta dell’osteria con della gente


che mi parla di California come d’un suo podere.
Mi scopro con terrore nei connotati di queste persone.
Ora lo sento scorrere caldo nelle mie vene, il sangue dei miei morti.
Ho preso anch’io una zappa.
Nelle cosce fumanti della terra mi scopro a ridere.
Addio desideri, nostalgie.
So di passato e d’avvenire quanto un uomo può saperne.
Conosco ormai il mio destino, e la mia origine.
Non mi rimane che rassegnarmi a morire.
Alleverò dunque tranquillamente una prole.
Quando un appetito maligno mi spingeva negli amori mortali, lodavo
la vita.
Ora che considero, anch’io, l’amore come una garanzia della specie,
ho in vista la morte."

mercoledì 25 maggio 2011

Una per tutte

Ieri ho cenato con una Iside del Terzo Millennio, ha i capelli un po' rossi come Lilith ottocentesca.

L’ho conosciuta quando era una Ragazza, ma non immaginavo che sarebbe esplosa in una femminilità così perfetta. Allora aveva il carattere di un vino mosso, poteva piacere oppure no, ma non se ne preoccupava molto.
Oggi non può non piacere a qualcuno, a meno che questo qualcuno non abbia paura di lei.

Ha avuto le sue figlie in modo semplice e secondo natura, come dovrebbe essere e non è più quasi mai. Ci ha pensato sopra molto bene. E non ha smesso di viaggiare da sola, di bere un po’ di vino e di caffé.
Adesso ne avrà un’altra, e anche questa, come poche creature ormai, è un fine e un inizio, e non un mezzo, perché lei ha già tutto, e quello che non ha in sé stessa se lo meriterà poco a poco, come ha fatto finora.
Ama con consapevolezza, onestà e misura il suo uomo, i figli che ha partorito e quelli che ha conquistato.

Lavora tantissimo, per una causa, e lo fa gratis (purtroppo). Del resto però tutto quello che le donne fanno di meglio al mondo lo fanno gratis.

Mentre parla pensi che la forza sia una cosa molto dolce.

Tutto questo fa di lei, fa delle donne come lei, una rivoluzione che cammina lievemente. Speriamo che sia contagiosa. O che cresca innumerevoli Donne capaci di cambiare il mondo.

lunedì 16 maggio 2011

Annientate la principessa. Prima che lei annienti voi.

Siamo in pieno medioevo, e forse qualcuno vorrebbe che sognamo di restarci. I vecchi ricchi e potenti saltano addosso alle servette, i cattivi sono i saraceni, e le principesse (milionarie privilegiate che vogliono farci passar per Cenerentole) sposano il principe biondo.

Se arrivo in ritardo sulla farsa del matrimonio tra i due viziati più regali del mondo, è solo perché speravo che qualcuno ci rivelasse che stavano solo girando uno stucchevole spot pubblicitario.
Invece no. Ad oggi ci stiamo sentendo dire come possiamo fare a dimagrire e a diventare carine come la sposa dell’inutilissimo William.
La figura di Kate Middleton è vacua e ingessata. La principessa di oggi ci viene somministrata insistentemente come un modello: se saremo abbastanza zitte, magre, ben vestite, e carine, forse anche a noi sarà dato di vivere la favola con un principe. Be’, per esempio, di questo William conosciamo ben poche qualità, ma sappiamo che la di lui madre iniziò una favola e dal giorno dopo si ritrovò in un tunnel orripilante, fino alla notte in cui, già liberatasi degli impagliati parenti acquisiti, proprio nel buio di un tunnel finì per morte violenta.

Il culto della principessa uniforma sotto menzogne e melassa ogni tentativo di valorizzazione e di varietà delle aspirazioni femminili. Si inizia con il vestire la Barbie, con l’indossare il costume a Carnevale, e si finisce col bramare gioielli e abiti fantasmatici, con la corsa al principe azzurro, e col mito del “e vissero felici e contenti” ad ogni costo. Le bambine, le ragazze, la società, si meritano qualcosa di più.

Ok, i sogni. Ma credo che sogni come questi facciano andare a letto con una certa ansia, e spesso comportino un brutto risveglio.

martedì 3 maggio 2011

Siete sicuri?

Felice ancora una volta della propria legge del taglione, l’America esulta.
Non so chi, forse Dio, ha detto che non va bene gioire per la morte di uomo. E che chi gioisce per la morte di assassino non è migliore di lui.
Perché esultare?
Perché una vendetta è compiuta? Incivile.
Perché ora la sicurezza è garantita? Ma quale sicurezza? Quella che sia morto davvero, stavolta? Quella che la guerra sia finita? O quella che non ci saranno più attentati terroristici?

Io sono sicura solo del fatto che così stiamo andando di male in peggio.